Autoproduzione materiale (pedo) pornografico

La visione di materiale pornografico, il contatto con adulti cyberpredatori sessuali, l’autoproduzione di materiale (pedo) pornografico (Pisano 2014)

Sempre più frequentemente internet viene utilizzato da ragazzi e adulti per accedere ai siti pornografici. Si stima infatti che circa un quarto di tutte le richieste effettuate ai motori di ricerca riguardi contenuti pornografici, che oltre il 30% di tutti i download sia di natura pornografica e che il fenomeno interessi maggiormente il sesso maschile rispetto a quello femminile.

Ma accanto ad una passiva fruizione della pornografia consistente nel guardare fotografie e film erotici, internet offre anche la possibilità di partecipare attivamente. Con la facile costruzione di un avatar, dotato di genitali talvolta accessoriati con piercing, tattoo, di diverse fogge, colori e gradazioni, è possibile intrattenere relazioni sessuali con gli altri avatar presenti nella community on line. In questi casi gli internauti intanto che fanno accoppiare gli avatars hanno la possibilità di comunicare tra di loro (via chat o anche verbalmente se il computer possiede una scheda audio e un microfono) e stringere delle “amicizie” che possono anche proseguire nella vita reale. Oppure possono guardare on line dei cartoni animati a sfondo pornografico, denominati Hentai (parola giapponese che significa anormalità, perversione), che rappresentano scene di sesso estremo e particolarmente cruento nelle quali donne ma talvolta anche adolescenti subiscono molestie sessuali o stupri. Anche in questo caso ragazzi e adulti possono interagire con il cartone animato e partecipare alle violenze sessuali cliccando appositi pulsanti.

Non ci deve quindi sorprendere che personalità fragili e immature possano sviluppare una grave dipendenza da cybersesso (Cantelmi et. al 2000, Young,2000) che rafforza il processo di isolamento dal tessuto sociale e più in generale le problematiche psicologiche preesistenti alle attività on line. I casi più gravi possono addirittura sfociare in gravissime forme di ritiro sociale, denominate nella società giapponese Hikikomori (letteralmente “stare in disparte, isolarsi”), che consistono nel rifiuto di uscire da casa, andare a scuola, svolgere le normali attività quotidiane. In queste situazioni i giovani spesso utilizzano internet come unico strumento per entrare in contatto con il mondo esterno.

Altro fenomeno particolarmente preoccupante è il coinvolgimento di preadolescenti e adolescenti in attività sessuali con adulti conosciuti on line. Il fenomeno, denominato anche grooming, sembra colpire maggiormente le ragazze e inizia generalmente in chat rooms riservate ai giovani nelle quali il cyber predatore sessuale cerca di sviluppare una relazione con la vittima. Avvenuto il primo incontro virtuale, l’adescatore on line, che quasi sempre dichiara la sua vera età, gradualmente costruisce un rapporto di fiducia che può culminare, dopo qualche mese, in uno o più incontri sessuali nella vita reale (Finkelhor, 2004). Talvolta vengono anche scattate fotografie o girati video clip che poi il cyber predatore può caricare on line o utilizzare per ricattare la vittima e chiedere nuove prestazioni sessuali.

Ma qualche volta sono le stesse ragazze a scattarsi delle fotografie che le ritraggono nude per poi venderle a coetanei e/o adulti. Oppure come nel caso delle “dancing girls” è possibile reperire in rete migliaia di video di ragazzine seminude che ballano nella loro camera, dentro il vagone di una metropolitana o per strada per rendersi visibili, questa volta gratuitamente, alla collettività on line.

Nubila