Altre condotte agressive

ALTRE CONDOTTE AGGRESSIVE

Bullismo – Criminalità minorile: differenze

abusi nfanzia3Stando alla definizione, se dovessimo rigidamente applicare il codice penale, dovremmo ritenere ogni forma di bullismo criminalità. Ed infatti se il bullismo fisico richiama, ad esempio, i reati di cui agli articoli 581 (percosse), 582 (lesioni personali), 624 (furto), 629 (estorsione), 635 (danneggiamento) del codice penale, il bullismo verbale ed indiretto potrebbe richiamare gli articoli 594 (ingiuria) e 595 (diffamazione) dello stesso codice.

Tabella n°1 – Applicazione rigida del codice penale
Bullismo fisico       581 (percosse), 582 (lesioni personali), 624 (furto), 629 (estorsione), 635 (danneggiamento) codice penale
Bullismo verbale 660 (prese in giro), 594 (ingiuria), 612 (minacce) codice penale
Bullismo indiretto 595 (diffamazione) codice penale

 Da ciò ne conseguirebbe che il minore (in alcuni casi) o l’esercente la responsabilità genitoriale potrebbero querelare lo studente che ha messo in atto una qualsiasi condotta aggressiva, anche lievissima, incanalandolo, a seconda dell’età, nella procedura amministrativa/civile (infraquattordicenni) o penale (minori che hanno compiuto i quattordici anni ma non ancora i diciotto) prevista dal Tribunale per i Minorenni.

E’ lecito chiedersi se tutto ciò sarebbe corretto.

Riteniamo ovviamente di no e che il buon senso dovrebbe aiutare gli adulti (docenti, genitori e operatori) a considerare la qualità e quantità dei comportamenti aggressivi che, se astrattamente potrebbero essere rubricati in una qualche fattispecie delittuosa, quando non producono danni fisici e psicologici seri e/o gravi e/o duraturi nella vittima, dovrebbero essere meglio decodificati come atti bullistici.

Viceversa se il comportamento aggressivo produce gravi effetti (soggettivi e/o oggettivi) nella vittima, docenti ed esperti, chiamati a valutarlo, dovrebbero tenere conto non solo delle giuste conseguenze che il coinvolgimento della magistratura minorile potrebbe avere sul minore autore del gesto, ma anche e soprattutto del bisogno di giustizia della vittima e della collettività che potrebbero percepire nell’assenza di interventi, adeguati e congrui con il fatto accaduto, la rottura del patto sociale di convivenza.

Sono, allora, da considerare comportamenti criminali, nel contesto scolastico, ad esempio, le risse ed i pestaggi tra studenti, la distruzione di suppellettili della scuola, le molestie sessuali, i tentativi di stupro, insomma tutti quei comportamenti che producono danni, fisici e psicologici, ripetiamo, seri e/o gravi e/o duraturi alla vittima o alla collettività.bullismo 12

E’ bene, comunque, precisare che all’interno delle condotte criminali devono essere contemplati anche quei comportamenti che avrebbero potuto produrre dei gravi danni, se l’imperizia o il caso non avessero salvato la vittima, come ad esempio:

a. lanciare sedie o altri oggetti dalla finestra della scuola al fine di colpire uno studente che riesce, fortunatamente e fortunosamente, a schivare l’aggressione;

b. lanciare un compasso o altri oggetti appuntiti o taglienti sulla testa o altre parti del corpo di uno studente che all’ultimo momento riesce ad evitarlo;

c. utilizzare una spranga per colpire uno studente che riesce a schivare il colpo;

d. rovesciare o tentare di rovesciare la macchinetta che distribuisce bibite su uno studente che riesce ad evitare l’impatto.

Bullismo – Ragazzate: differenze

Per operare un’adeguata distinzione è importante considerare che tutti i comportamenti, improntati alla goliardia ed al gioco, in cui vengono a mancare quegli elementi caratteristici del bullismo, quali la persistenza delle azioni vessatorie, l’intenzionalità e l’asimmetria di potere tra il carnefice e la vittima (Olweus, 1993; Coie e Dodge, 1998; Smith et al.1999), rientrano nella categoria delle “ragazzate”.

Se nel bullismo, infatti, i ruoli sono rigidi e difficilmente mutabili, ogni attore (bulli, vittime, spettatori, gregari, difensori, esterni) condivide un’aspettativa sul comportamento dell’altro e tutti i partecipanti coinvolti nella relazione si muovono all’interno di un canovaccio non scritto di regole al quale ciascuno deve attenersi, per preservare un’identità (talvolta negativa) nel gruppo dei pari, il termine ragazzate rimanda, invece, a quei comportamenti che non prevedono una rigidità di ruoli nella relazione e soprattutto, in esse, manca la volontaria intenzione di danneggiare l’altro o far del male.

E’ evidente che in questi casi non si ricorre all’Autorità Giudiziaria e non si mettono in atto le azioni progettuali antibullismo. Eventualmente, entrambi gli studenti possono essere ripresi o sanzionati dai docenti per i comportamenti scorretti manifestati.

Bullismo – Psicopatologia: differenze

E’ importante tracciare netti confini anche tra i comportamenti bullistici e quelle esplosioni di violenza correlate a patologie psichiatriche frequenti in età evolutiva, come ad esempio il disturbo della condotta e il disturbo oppositivo provocatorio (DSM IV, TR, 2002).

Tali patologie, che condividono con il bullismo unicamente il tema dell’aggressività, necessitano di interventi particolari e specifici (invio dello studente alle strutture socio-sanitarie del territorio per psicoterapia individuale, di gruppo, familiare, e, in alcuni casi, somministrazione di psicofarmaci), che nulla hanno a che fare con quelli previsti per i ragazzi che agiscono azioni improntate alla prepotenza o alla sopraffazione dell’altro.

Se esaminiamo i criteri che comportano la classificazione del disturbo oppositivo provocatorio (Tab.1) e della condotta (Tab. 2) possiamo osservare come facilmente bambini o ragazzi affetti da tali psicopatologie possano essere “scambiati” per “bulli”.

 Tabella 1 – Criteri diagnostici per F91.3 – Disturbo Oppositivo Provocatorio [313.81] (DSM IV, TR)

A. Una modalità di comportamento negativistico, ostile, e provocatorio che dura da almeno 6 mesi, durante i quali sono stati presenti 4 (o più) dei seguenti:

1) spesso va in collera

2) spesso litiga con gli adulti

3) spesso sfida attivamente o si rifiuta di rispettare la/le richieste o regole degli adulti

4) spesso irrita deliberatamente le persone

5) spesso accusa gli altri per i propri errori o il proprio cattivo comportamento

6) è spesso suscettibile o facilmente irritato dagli altri

7) è spesso arrabbiato e rancoroso

8) è spesso dispettoso e vendicativo

Nota Considerare soddisfatto un criterio, solo se il comportamento si manifesta più frequentemente rispetto a quanto si osserva tipicamente in soggetti paragonabili per età e livello di sviluppo.

B. L’anomalia del comportamento causa compromissione clinicamente significativa del funzionamento sociale, scolastico o lavorativo.

C. I comportamenti non si manifestano esclusivamente durante il decorso di un Disturbo Psicotico o di un Disturbo dell’Umore.

D. Non sono soddisfatti i criteri per il Disturbo della Condotta, e, se il soggetto ha 18 anni o più, non risultano soddisfatti i criteri per il Disturbo Antisociale di Personalità

Tabella 2 – Criteri diagnostici per F91.8 – Disturbo della Condotta (312.xx) – DSM IV TR

A. Una modalità di comportamento ripetitiva ed persistente in cui i diritti fondamentali degli altri o le principali norme o regole societarie appropriate per l’età vengono violati, come manifestato dalla presenza di tre (o più) dei seguenti criteri nei 12 mesi precedenti, con almeno un criterio presente negli ultimi 6 mesi:Aggressioni a persone o animali

1) spesso fa il prepotente, minaccia, o intimorisce gli altri

2) spesso dà inizio a colluttazioni fisiche

3) ha usato un’arma che può causare seri danni fisici ad altri (per es., un bastone, una barra, una bottiglia rotta, un coltello, una pistola)

4) è stato fisicamente crudele con le persone

5) è stato fisicamente crudele con gli animali

6) ha rubato affrontando la vittima (per es. aggressione, scippo, estorsione, rapina a mano armata)

7) ha forzato qualcuno ad attività sessuali.

Distruzione della proprietà

8) ha deliberatamente appiccato il fuoco con l’intenzione di causare seri danni

9) ha deliberatamente distrutto proprietà altrui (in modo diverso dall’appiccare il fuoco).

Frode o furto

10) è penetrato in un edificio, un domicilio, o una automobile altrui

11) spesso mente per ottenere vantaggi o favori o per evitare obblighi (cioè, raggira gli altri)

12) ha rubato articoli di valore senza affrontare la vittima (per es. furto nei negozi, ma senza scasso; falsificazioni).

Gravi violazioni di regole

13) spesso trascorre fuori la notte nonostante le proibizioni dei genitori, con inizio prima dei 13 anni di età

14) è fuggito da casa di notte almeno due volte mentre viveva a casa dei genitori o di chi ne faceva le veci (o una volta senza ritornare per un lungo periodo)

15) marina spesso la scuola, con inizio prima dei 13 anni di età.

B. L’anomalia del comportamento causa compromissione clinicamente significativa del funzionamento sociale, scolastico, o lavorativo.

C. Se il soggetto ha 18 anni o più, non sono soddisfatti i criteri per il Disturbo Antisociale di Personalità.

Al fine di non sovrapporre la categoria bullismo con quella della psicopatologia, vediamo, allora, di segnalare brevemente le principali differenze:

a. mentre le condotte psicopatologiche sono prevalentemente involontarie, ciò che caratterizza il bullismo è l’intenzionalità. Ciò significa che il “bullo” può scegliere come comportarsi, a differenza del soggetto affetto da psicopatologia che quando diventa aggressivo è “determinato”, generalmente, da processi psicologici e fisiologici che, difficilmente, può controllare;

b. mentre il soggetto che presenta una psicopatologia presenta, generalmente, un deficit nei processi empatici, il ”bullo” non usa intenzionalmente l’intelligenza emotiva (Goleman, 1995) perché ha bisogno di manipolare le situazioni per trarne il massimo vantaggio personale;

c. mentre il “bullo” ignora l’infelicità delle vittime, il soggetto affetto da psicopatologia non ne ha consapevolezza;

d. mentre il “bullo” ha una qualità della vita accettabile (studia, riportando a volte anche buoni risultati, pratica sport, esce con gli amici, ha partner sessuali, etc) il soggetto affetto da psicopatologia va, generalmente, incontro ad una compromissione clinicamente significativa del funzionamento sociale e scolastico.

e. mentre il “bullo” può modificare, in breve tempo, il proprio ruolo sociale all’interno del gruppo classe, anche senza l’intervento di uno specialista, il soggetto affetto da psicopatologia, anche quando è supportato clinicamente (psicoterapia e psicofarmaci) difficilmente riesce a modificare, nel breve tempo, i propri comportamenti;

f. mentre il “bullo” può contare sulla collaborazione di uno o più gregari (amici che frequenta anche al di fuori del contesto scolastico) che lo aiutano a prevaricare sugli altri, il soggetto affetto da psicopatologia è generalmente solo, talvolta supportato da qualche studente ugualmente problematico o usato, a causa dei suoi sintomi, dagli spettatori per disturbare studenti e docenti.

 Ribadiamo che se nei casi di bullismo appare indispensabile progettare un intervento che coinvolga l’intero sistema scolastico (Politica Scolastica Integrata), nelle situazioni che si caratterizzano per la presenza di studenti affetti da psicopatologia è indispensabile provvedere ad un invio del minore e dei suoi familiari ad un Centro per l’età evolutiva specializzato.

In questo caso se i genitori non collaborano o non sono in condizione di cooperare è opportuno valutare la possibilità di attivare la procura minorile presso il Tribunale per i Minorenni, perché disponga attraverso misure amministrative e civili adeguati interventi socio-sanitari.

Nubila